Una rosa bianca sulla bara numero 8

SALERNO – Venerdì 17 Novembre 2017

L’Amministrazione Comunale di Salerno ha dimostrato grande civiltà con la giornata di lutto cittadino per le 26 ragazze morte in mare il 3 novembre scorso in acque libiche.

Giovani donne, per quel che sappiamo, quasi tutte minorenni.

La bara numero 2 e la bara numero 8, i corpi di due ragazze che aspettavano un figlio, una di 5 mesi l’altra di un mese e mezzo; la notizia che rende più drammatica, se possibile, l’ennesima strage nel mare nostrum, è la ricerca di altri cento cadaveri tra cui un numero imprecisato di bambini. Cospicua la presenza ufficiale di gonfaloni con annesse strisce tricolori indossate dai sindaci della provincia di Salerno, qualche delegazione di studenti, le Donne in Nero di Napoli. Quest’ultime sono state allontanate, come da prassi ormai nella nostra città sopratutto se presente il Governatore Vincenzo De Luca, dal Sacrario dove erano deposte le bare, con la concessione di sostare solo all’ingresso del cimitero.

Le Donne in Nero sono state allontanate solo perché esponevano cartoncini con semplici scritte che chiedevano di conoscere i nomi delle donne morte, così da indicare le bare.

Su queste stragi pesano le responsabilità dell’Occidente Capitalista e di una Europa dove l’umore nazifascista, xenofobo condiziona le politiche governative, e dove l’Italia si distingue per finanziare le mafie libiche. Queste organizzazioni mafiose sono utilizzate dall’Europa e l’Italia per nascondere ai nostri occhi, con ogni mezzo, i campi lager dove sono trattenuti i migranti, come da alcune inchieste, e dove si consumano violenze indicibili – stupri e commercio su ordinazione di essere umani.

Il nostro contributo alla riflessione dalla giornata di lutto cittadino non può che partire dal vuoto politico locale, in sintesi i due punti individuati:

• La presenza al Cimitero solo del Collettivo Donne in Nero di Napoli come testimonianza laica, nonostante l’esistenza di collettivi locali: Spazio DonnaNon Una di Meno!

• Nessuna riunione o assemblea per preparare manifestazioni, mobilitazioni unitarie contro questo clima politico che vede primeggiare organizzazioni come Casa Pound e Forza Nuova.

Il gesto di depositare una rosa bianca su una bara contrassegnato solo da un numero ha determinato in ognuno di noi una miscela di emozioni, preoccupazioni e rabbia.

Il primo pensiero va immediatamente al Testamento di Vittorio Arrigoni “Restiamo Umani” che si infrange ineluttabilmente contro la realtà segnata dall’odio e la violenza gratuita razzista mista ad una sempre più crescente ignoranza che, storicamente hanno dato le basi al Fascismo e al Nazismo.

Dalla Umana Pietas difronte le 26 bare con le rose bianche, al nostro dovere di riappropiarci, con ogni mezzo necessario, di comportamenti laici contro il disprezzo dell’umanità rappresentato da questo filo nero che unisce Trump ai nuovi movimenti nazifascisti europei.

Dal Clan Spada e i vari nazistelli sparsi in tutt’Italia, palestrati e tatuati, fino ai bravi ragazzi con l’hobby, dieci contro uno, di massacrare loro coetanei o di insultare giovani ragazze di colore e di gettare benzina sui clochard mentre dormono sulle panchine o sui marciapiedi. Arriviamo al dovere e la necessità di riproporre sane e decise azioni pedagogiche antifasciste.

Infine un pensiero va a quelli che – le miopi ed ipocrite analisi sulla pacificazione, ai grandi scienziati della politica dell’ex Partito Comunista Italiano che consideravano arcaici e retrò i festeggiamenti del 25 Aprile… e sono ancora qui, ai posti di comando…

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