Spunti e riflessioni sul dibattito del 27 Marzo scorso ad Asilo Politico.

Al di là delle considerazioni sulla folla straripante presente al dibattito, tale da porre l’uso del maxischermo all’ingresso del Centro Sociale, caratteristica questa che si verifica spesso, specie negli ultimi anni,  presso la nostra struttura nelle occasioni di assemblee e/o iniziative di carattere culturali come presentazioni di libri, rassegne cinematografiche (chiara fake news).

Al di là della battuta, la scarsa partecipazione, tranne per le iniziative di carattere musicale, ad iniziative prettamente politiche/culturali che da un po’ di anni registriamo, nonostante il livello qualitativo dei dibattiti e la non autoreferenzialità, è divenuto un serio problema politico.

A disincentivare la partecipazione alle iniziative di carattere prettamente politiche e di approfondimenti cultural/politiche sicuramente concorrono almeno vari fattori uno dichiaratamente  logistico, vista la struttura posta ai margini della città dove i mezzi pubblici, specie per le zone periferiche sono dei perfetti sconosciuti che limitando e riducendo la “qualità” della mobilità urbana disincentivano anche la partecipazione ad iniziative sopra descritte specie per i meno giovani.

Il vero problema ed il dato più serio, come evidenziato e sollevato dai partecipanti all’iniziativa del 27 Marzo, risulta essere quello del fenomeno migratorio per lavoro di molte/i compagne/i al Nord ed all’estero così come la distanza logistica dell’Università dal contesto cittadino che, in un clima di arretramento della sinistra complessivamente a livello nazionale, limitano di molto il ricambio generazionale e la capacità aggregativa.

“Se Sparta piange Atene non ride”, tradotto politicamente se la caratteristica desertificante che si verifica nelle iniziative di carattere prettamente politico/culturale sarebbe un problema solo di Asilo Politico, “nulla quaestio” ma, visto lo stato di salute del resto delle realtà politiche operanti in città è simile se non peggio quindi generalizzato, allora il dato è molto preoccupante.

Il problema della militanza, della poca aggregazione e quindi del ricambio generazionale, sollevato da tante/i compagne/i che svolgono la militanza politica in vari ambiti della vita socio politico culturale, compreso Università per non parlare delle scuole medie superiori, hanno raggiunto livelli da prendere in seria considerazione.

Il quadro sopra descritto, può essere sinteticamente riassunto con la frase e/o espressione “siamo sempre in pochi” che si ripete sovente, specie in questi ultimi anni, tra compagne/i nelle mobilitazioni nelle piazze/strade.

Tale allocuzione esprime un senso di sfiducia e frustrazione che caratterizza negativamente tutte le realtà che politicamente operano nella città nonostante sforzi e sacrifici, sia individuali che collettivi, effettuati per mantenere sedi e quant’altro.

E’evidente il limite politico nella nostra città di creare movimenti e di unificare le lotte esistenti, tali da determinare conflitti e tutto ciò rischia di far ridurre le varie tematiche di carattere internazionalista (vedi la questione palestinese e kurda) in iniziative di nicchia e/o ristrette, la tematica migranti/antirazzismo in fenomeno antropologico culturale così come delegare al residuale nucleo di disoccupati organizzati le lotte a per il lavoro/reddito relegato.

Esempio emblematico di tutto ciò si è evidenziato nella incapacità  di organizzare il corteo “in nome del popolo dei senza diritti”, scaturito nelle due assemblee tenutesi in Settembre per fronteggiare i continui attacchi nei riguardi del Presidente della Comunità Senegalese da parte dei potentati locali alla vertenza ed alle mobilitazioni dei lavoratori ambulanti migranti.

Tutto ciò, nonostante le enormi potenzialità e l’impegno soggettivo di vari compagne/i che svolgono in vari ambiti socio politici, nonostante l’esistenza di varie sedi situate anche in punti nevralgici della città.

Sulle serie problematiche sopra esposte, varie motivazioni sono state espresse nel dibattito, dalla necessità di umiltà, l’uso di un linguaggio e metodologie politiche inclusive, prendere la consapevolezza delle trasformazioni sociali così come la necessità di socializzare e mettere in rete anche esperienze umano-politiche che individualmente compagne/i stanno verificando nelle campagne di Rosarno a fianco dei migranti valorizzando e socializzando anche le loro  pratiche e forme organizzative.

La testimonianza di chi sperimenta quotidianamente sulla propria pelle forme lavorative con ritmi e paghe da neo-schiavitù ha espresso nel dibattito la necessità di affrontare il problema lavoro precario.

Il dibattito e le riflessioni del 27 non poteva essere privato delle valutazioni politiche sugli scenari futuri, consequenziali all’esito elettorale del 4 Marzo, con accenni sull’esperienza del cartello politico elettorale di Potere al Popolo da cui la proposta politica ancora risulta dall’essere definita ed evidenziata così come comprendere/capire/intuire le conseguenze, per l’immediato futuro, derivanti dall’eventuale abbraccio reazionar/conservativo di un accordo tra M5S e Salvini, Governo a guida di Centro Destra e/o, nuove elezioni ecc…

Un compagno del Centro Sociale di Pesaro, a proposito degli scenari futuri, ha informato i presenti sulla proposta della Meloni (Fratelli d’Italia) già presentata al Governo, su un ipotesi di una Commissione d’Inchiesta sulle lotte dal 1968 agli anni 70, di tale proposta dovremmo capirne dettagliatamente i contenuti ma, fiutando l’attuale clima o la brutta aria che si respira nei riguardi delle realtà antagoniste così come sulla rilettura, in termini reazionari, del conflitto sociale degli anni 70, quel che si prospetta non ci può  far stare tranquilli.

Il dibattito, infine, si è incentrato sulla problematica del Reddito di cittadinanza, tematica che partendo dalla domanda/riflessione posta da una compagna ha messo realisticamente a nudo alcune problematiche reali in quanto un fatto enunciare lo slogan legato al diritto al Reddito e entrare nei particolari su come articolare una vertenza su tale tematica.

Nei fatti, sino ad ora su tale problema lo si è solo enunciato ma mai approfondito ed è per tale motivo il dovere e la necessità di avviare un serio dibatto finalizzato a determinare movimenti di lotta per non lasciare a Di Maio e Salvini la gestione anche culturale intorno al Reddito di Cittadinanza, a tal proposito a conclusione del dibattito ci siamo dati collettivamente l’impegno di determinare un momento assembleare per metà Giugno.

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