Salerno – Da cittadini a sudditi.

Tra divieti di manifestare, distribuire volantini, esporre striscioni senza ostruire la visuale a due pubblici esercizi.

I problemi in cui siamo incappati giovedì 6 Luglio a Piazza Portanova prima li si affrontano e meglio è per la tenuta democratica e per il diritto delle libertà di pensiero come scritto nell’articolo 21 della costituzione italiana.

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione

Come Collettivo AsiloPolitico.org da tempo facciamo appelli all’intero arco della sinistra salernitana di prendere in considerazione tramite mobilitazioni ed opposizione legale, l’ipotesi di ripristinare in città le libertà, le agibilità politiche e quelle dei cortei cancellando restrizioni e zone rosse. Il dato di fatto è che tra citazioni di articoli riguardanti l’ordine pubblico a cui si aggiungono ordinanze locali del questore, prefetto e governatore, il manifestante o chi vuole esprimere pubblicamente il proprio punto di vista alla fine ha sempre torto.

Nella simbologia del potere e dei suoi servi non è un azzardo evidenziare la similitudine ed il raffrontare tra gli emissari del potere di oggi con quelli descritti da Alessandro Manzoni nel capitolo  III° dei “Promessi Sposi”, quando descrive il personaggio di Azzeccagarbugli:

“Noto avvocato seicentesco di Lecco a cui Renzo Tramaglino si rivolge per un parere legale dopo le minacce dei bravi di Don Rodrigo. Il Manzoni lo tratteggia come colui che usa ingannevolmente la legge al servizio dei potenti e nel suo studio campeggiano in evidenza ritratti dei dodici Cesari (gli imperatori da Giulio Cesare a Domiziano), simboli dell’assolutismo e dell’asservimento del dottore non alla legge ma al potere”

Tra De Luca, questore e prefetto si evidenzia la piena sintonia nell’opera di tutela dei palazzi del potere (Prefettura, Comune e Provincia) e di agire senza essere disturbati nella negazione dei diritti e di precarizzazione, a discapito della maggior parte della popolazione locale ma a favore della minoranza che nonostante la crisi vede aumentare agi e vantaggi. Ecco perché il salotto buono della città (da Piazza Ferrovia al Teatro Verdi) non può essere disturbato da disoccupati, studenti, senegalesi e categorie sociali che mettono in discussione la politica dell’apparire e della Salerno città cartolina. Se a quanto sopra aggiungiamo la cultura del plebeismo imperante a Salerno e la separazione dal centro città dei quartieri della zona orientale e delle frazioni collinari, la Salerno attrattiva dei turisti  è salva.

L’ordine regna a Salerno e, nonostante i suoi tristi primati, per dare un contentino al popolino, ti sbatto il mostro in prima pagina, il parcheggiatore abusivo, i cafoni, i neri, i fannulloni, prima erano i disoccupati e quelli di Asilo Politico.

Chi ha diritto di cittadinanza a Salerno?

In una città grande come un quartiere di Napoli dove la popolazione in questi venti anni si è ridotta di quasi trentamila unità per la regola matematica della sottrazione: “Solo raccomandati, ricchi, proprietari immobiliari, parte del pubblico impiego, commercianti ricchi, studi professionistici, sempre le stesse famiglie, gli stessi cognomi nelle Società Partecipate e nelle assunzioni nel pubblico a tempo determinato,  pensionati d’oro, costruttori e delinquenti”.

Le categorie citate rappresentano il bacino elettorale dell’attuale Governatore e sono in grado di esprimere politicamente i loro rappresentanti (attuale Giunta e Consiglio Comunale).

Se si considera che la nostra non è una città per giovani e che buona parte della popolazione è costituita da pensionati titolari delle minime, da lavoratori del pubblico impiego con età media 60 anni, le cui buste paghe sono decurtate da prestiti ed ipoteche (70 %), con una generazione  di over 45 composta da licenziati, cassa integrati con disoccupazione di media lunga durata, con il 45% delle nuove generazioni, fatta da disoccupati, precari rassegnati sempre per la regola matematica della sottrazione è una minoranza di salernitane/i che gode dei benefici a discapito della maggioranza. L’alternativa è emigrare, fare lavori schiavisti, lavori abusivi (parcheggiatori e venditori ambulanti) lavori a nero, delinquere o implodere.

Per queste ragioni il Collettivo AsiloPolitico.Org ed il Comitato Disoccupati di Salerno chiedono l’indizione di un consiglio comunale monotematico sul dramma lavoro e miseria a Salerno e il ripristino del senso civile che deve caratterizzare il vivere quotidiano di ogni donna e uomo da cittadini e non da sudditi o plebei.

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