Ricchi sempre più ricchi, poveri sempre più poveri.

L’1% più ricco della popolazione mondiale continua a possedere quanto il restante 99% e, si arricchisce sempre di più.

Nemmeno un centesimo, invece, è finito alla metà più povera del pianeta, che conta 3,7 miliardi di persone.

Questo, in un quadro mondiale, è quanto evidenziato e pubblicato dalla Ong britannica Oxfam.

In Italia, a metà 2017 il 20% più ricco degli italiani deteneva oltre il 66% della ricchezza nazionale netta, il successivo 20% ne controllava il 18,8%, lasciando al 60% più povero appena il 14,8% della ricchezza nazionale. In Italia – è un’altro dei dati allarmanti – la quota di ricchezza dell’1% più ricco degli italiani supera di 240 volte quella detenuta complessivamente dal 20% più povero della popolazione.

L’indice di Oxfam, in quest’ultimo rapporto, è puntato sul lavoro, sempre più sotto-retribuito e precario, pieno di abusi e rischi,  il 94% degli occupati nei processi produttivi delle maggiori 50 compagnie del mondo è costituito da persone «invisibili impiegate in lavori ad alta vulnerabilità senza adeguata protezione».

Quanto riportato sopra è quadro nazionale, come riportato dalla presidente di Oxfam Italia, Maurizia Iachino.

Dati e cifre drammatiche che all’orizzonte non lasciano intravedere spiragli di miglioramenti per quell’umanità precaria che a sua volta è condannata a fare i conti con una quotidianità contrassegnata da rapporti lavorativi schiavisti, costretta a rinunciare alla cura della salute per mangiare e mangiare male, che rinuncia all’istruzione, allo svago ed alla socializzazione.

Una comunità costretta a rinunciare all’esplicazione dei bisogni primari e che ha come aspettativa per la propria esistenzialità l’oblio, la rassegnazione, l’imbarbarimento e l’autolesionismo.

Se :

  • in scala planetaria si assiste alla distruzione ambientale evidenziata dagli sconvolgimenti climatici che stano determinando lo scioglimento dei ghiacciai, la desertificazione di vaste aree del pianeta, in primis l’Africa, fenomeni questi che causano veri esodi biblici.
  • al disastro ambientale o si aggiungono le guerre di stampo imperial/colonialiste, gli scenari futuri che si prospettano non possono per niente far stare tranquilli né le vecchie generazioni figurarsi le nuove e le prossime.

La sintesi “catastrofica” sopra rappresentata non è altro che la conseguenza dello Sviluppo del Capitalismo, del pensiero unico della globalizzazione che ha accelerato e stà accelerando la precarizzazione, ormai sistemica per l’umanità intera.

Precarietà e disuguaglianze a cui concorrono le guerre imperialiste e le nuove tecnologie di sfruttamento irrazionale di quel poco di risorse umano/ambientali, ancora in essere, che elevano l’impatto ambientale (es. inquinamento, rifiuti, ecc) e che si scaricano interamente sulle condizioni di salute e di vita della popolazione dei lavoratori.

E’ proprio sullo sfruttamento irrazionale umano/natura del Capitalismo, e sullo scontro tutto interno al Capitalismo,  Industriale e Finanziario, in assenza del conflitto di classe e di  modelli  alternativi da contrapporre al pensiero unico del capitalismo imperante, l’agire dei movimenti antagonisti presenti ed operanti nel Mondo, con uno sguardo particolare ai movimenti degli Stati Uniti,  dovrebbe concentrarsi sulla “riduzione dei danni” provocati dal Capitalismo.

Porre la critica radicale allo Sviluppo Capitalista partendo dal locale, dai singoli territori ipotizzando il protagonismo diretto della comunità in grado di determinare modelli relazionali/economici/ sociali eco-compatibili.

Prendere atto di quanto inizialmente scritto “L’1% più ricco della popolazione mondiale continua a possedere quanto il restante 99% e, si arricchisce sempre di più” rappresenterà il parametro sistemico di riferimento per il futuro.

Gli assertori del Capitalismo, riunitisi a Davos, con arroganza e sfacciataggine si affannano a far  digerire/assimilare all’umanità intera il sistema delle disuguaglianze, sopra rappresentato,  come unico possibile addirittura  moderno, anche se riporta le lancette della storia dei diritti dei popoli  alla pre rivoluzione francese, allo stesso tempo continuano nell’opera dell’azzeramento della memoria storica dei diritti e delle eguaglianze sociali, terminologie queste, definiti dagli stessi “vecchie ed arcaiche”.

Per noi militanti comunisti, avulsi dalla realtà, non ci eravamo accorti che il nuovo ed il moderno che avanza nel mondo è rappresentato da:

  • Trump;
  • le guerre Imperial/colonialiste;
  • la spada di Damocle del ricorso al nucleare civile e bellico da far pendere sui popoli;
  • il vento del razzismo e del neo nazi/fascismo che spira in Europa e nel Mondo;
  • milioni di esseri umani reclusi nei campi profughi dal Medio Oriente, Africa e nella Fortezza Europa;
  • fondamentalismi religiosi  di Israele e Turchia dell’l’Isis ed il ritorno di  Al Qaeda;

non dovremo meravigliarci, inoltre, in questo contesto storico inculturale, se qualche scienziato del pensiero neoliberista e/o storico, per uscire dalla crisi, individui e/o faccia riferimento alla Germania Nazista , fine degli anni 30, quando Hitler realizzò “la piena occupazione”.

A conclusione di  questo nostro sintetico contributo al dibattito in merito ai dati della Ong Oxfam, il nostro pensiero non può che non andare al compagno scrittore Dario Paccino, venuto a mancare il 4 Giugno del 2005 che, in tempi non sospetti, nei suoi libri e nei suoi scritti, anticipava gli scenari attuali contrassegnati dalla disperazione ed immiserimento di una vasta umanità del nostro  pianeta.

Ciao Dario.

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