Pillole energetiche di pensieri antagonisti.

“Riprendiamoci la Città”

E’ lo storico slogan ma sempre attuale, più volte ripreso/praticato in questo mezzo secolo di scontro di classe in Italia dalle Organizzazioni Rivoluzionarie degli anni 70, dai Circoli del Proletariato Giovanile sino al Movimento Politico di Opposizione Sociale rappresentato da Centri Sociali (fine anni 70 primo decennio anni 2000).

Così come “Chi non occupa preoccupa”

Rappresenta il dubbio verso quelle forme di espressioni politiche ma anche verso collettivi, movimenti che non praticano, sostengono, supportano e fanno proprie una metodologia ed una prassi che ha trasformato categorie/fasce sociali da marginali a principali protagonisti nell’esplicazione dei bisogni reali (lavoro, casa, salute, sapere critico, ambiente) e nella determinazione di quell’humus (dai dizionari della lingua italiana) “l’insieme dei fattori sociali, spirituali, culturali che favoriscono il sorgere di un’idea, la realizzazione di un’impresa” da cui trarne linfa finalizzata alla determinazione diquel“ progetto politico in grado di modificare lo stato delle cose presenti.

“Autogestione“

Nella Barcellona del ‘36 l’Organizzazione Anarco Sindacalista  C.N.T. (Confederación Nacional del Trabajo), in piena guerra, garantiva la piena occupazione, l’efficienza dei trasporti pubblici della sanità, degli uffici pubblici e della scuola, congiuntamente ad una prassi concettuale di relazioni socio culturali che attraverso l’autorganizzazione e l’autogestione resero possibile un modello vita di una Comunità basata sull’emancipazione collettiva.

Persino Il Sole 24 Ore

“Rojava: il Kurdistan siriano come la Barcellona del 1936.”

“Rojava come la Catalogna del 1936?“

“Kobane come Barcellona con i suoi anarchici, le colonne Durruti. I collettivi industriali e le comunità agricole?

Nell’articolo “de quo” l’organo di stampa dei padroni nell’opera di esorcizzare nell’improponibile corso e ricorso storico,  lanciano i messaggi agli assertori principi del capitalismo di non abbassare mai la guardia sullo spettro del Comunismo che potrebbe nuovamente aggirarsi in Europa e nel Mondo.

A tranquillizzare ed a far dormire serenamente i padroni ci stanno pensando l’Esercito Turco e quello Israeliano.

Il filo rosso/nero libertario che univa la Barcellona del 1936 con l’Italia, dal 1969 alla fine della metà degli anni 70, lo si è evidenziato (dal Nord al Sud) non solo nelle occupazioni delle case, delle scuole e nel movimento tendente all’autorganizzazione sociale nei quartieri che, partendo dall’autoriduzione delle bollette della luce come autorganizzazione sociale si poneva l’obiettivo di ampliare tale prassi ad altre forme di autogestione (ambulatori, asili, scuole, ecc.).

Anche in alcune occupazioni delle fabbriche, specie nel Nord, cominciavano a far breccia esperienze e sperimentazioni dell’autogestione, senza padroni, tendenti a determinare un mercato autonomo distributivo delle merci prodotte sia territoriale che nazionale, tendente  alla  difesa dei posti di lavoro ma anche a dare dignità al senso del lavoro ed al lavoratore.

In Italia, tra il 1974/1976, le autogestioni delle fabbriche o di altre tipologie lavorative si sperimentavano ed erano sostenute da un vasto del Conflitto Sociale in atto nel paese (dal Nord al Sud) e dalle certezze dell’avvento del Governo delle Sinistre suffragatesi all’indomani dell’esito elettorale delle Politiche del 1976.

Anche a Salerno, fine anni 70 inizio 80, le fabbriche in crisi, l’autogestione sarebbe stata l’unica soluzione per evitare non solo la chiusura ed il trasferimento dei macchinari e delle attività produttive al Nord, (l’elenco delle fabbriche dove poter praticare l’autogestione è lunga ma citiamo quelle più significative trasferite come la Marzotto, la Landis & Gyr (multinazionale svizzera) Ideal Standard, le M.C.M)

Come Centro Sociale V. Di Muro per la Marzotto e C. S. A. Asilo Politico per le M.C.M. nelle varie assemblee lanciammo proposte che andavano nella direzione dell’Autogestione, dimostratasi nel tempo come unica e possibile via per evitare i licenziamenti e chiusure di fabbriche, specie quelle legate al mercato ed al possibile circuito produttivo locale legato al tessile.

Tali  proposte, valide e possibili da praticare,  furono osteggiate dai soliti e grandi miopi della “real politic sindacale” locale che deridevano/sghignazzavano le nostre proposte dimostrando quelle   capacità, disarmanti e diseducative verso una classe operaia timorosa di perdere soldi e lavoro, di trasformare le centinaia di scioperi generali in difesa del posto di lavoro, in funerali della classe operaia.

Al danno procurato di allora, si aggiunge anche la beffa in quanto, gli assertori del disarmo politico/culturale operaio di allora (da Lama a Trentin), oggi sono gli stessi che riconoscono le forme dell’autogestione senza mai fare autocritica sulle scelte scellerate delle politiche sindacali di allora.

Come Centro Sociale Asilo Politico e Rete dei Centri Sociali Campani, storia recente, fummo coinvolti dal Consiglio di Fabbrica di Gragnano che occupando la fabbrica scelse la via dell’ autogestione individuando nell’Antagonismo Campano dei Centri Sociali il proprio referente politico, di sostegno economico e di solidarietà.

La fabbrica de quo produceva pasta, anche di qualità, l’orgoglio e le emozioni che vivemmo nel vedere gli operai che scaricavano i pacchi di pasta nel nostro Centro Sociale furono tante e furono i loro sguardi orgogliosi, consapevoli e coscienti non solo della loro scelta sindacale ma anche delle difficoltà che si  sarebbero trovanti di fronte anche per aver  riposto in noi antagonisti la fiducia e da cui dipendeva una parte del loro futuro.

In Italia, esempi di autogestione nel mondo del lavoro r/esistono ancora, specie nell’edilizia, nel terzo settore ed ora anche nell’agricoltura, dove pur di mantenere viva la possibilità lavorativa, seppur precaria, le lavoratrici/lavoratori dando vita a Cooperative e similari formule di mutuo soccorso evidenziano un aspetto resistenziale in quanto orfani sia di sostegno politico che di incertezze su un futuro migliore economico tanto meno ideale.

“a proposito, Asilo Politico è entrato nel 25° anno di Esistenza…scusate se è poco…”

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