Nel carcere di Fuorni muore detenuta di 65 anni, fine pena 2019.

Precedentemente il 16 Dicembre, un detenuto di 48 anni muore a bordo di un mezzo della Polizia Penitenziaria durante il tragitto che lo avrebbe portato in tribunale.

L’aspetto sanitario nelle carceri italiane, da dati ufficiali e studi di settore risulta essere la seguente:

  • almeno una patologia è presente nel 60-80% dei detenuti, due detenuti su tre sono malati.
  • le malattie frequenti sono quelle infettive, che interessano il 48% detenuti;
  • i disturbi psichiatrici (32%);
  • le malattie osteoarticolari (17%);
  • quelle cardiovascolari (16%);
  • problemi metabolici (11%) e dermatologici (10%).

Cifre drammatiche che stridono con le dichiarazioni di un ritorno alla normalità nelle carceri italiane.

La situazione del Carcere di Fuorni e delle carceri Campane, sempre da dati ufficiali, risulta essere la seguente:

  • nelle carceri della Campania sono detenute 7.321 persone rispetto ai circa 6.000 posti letto attualmente a disposizione;
  • nell’intero anno 2017 si sono verificati 924 atti di autolesionismo;
  • 99 tentati suicidi;
  • 1.094 colluttazioni e 68 ferimenti;
  • 14 le evasioni da penitenziari.

Dal 2000 sino agli inizi del 2018, il numero dei suicidi nelle carceri Italiane, sempre da stime ufficiali è di 985 e, complessivamente il totale dei morti è di 2.737, dati aggiornati al 12 Febbraio 2018.

Se poi, ci soffermiamo sui dati dell’intero anno 2017 e, dal mese di  Gennaio al 12 Febbraio 2018, come da tabella sotto riportata, le riflessioni, il dovere e la necessità di riaprire il dibattito politico sul fronte carcerario assume, per noi tutte/i, un aspetto di prioritaria importanza nell’agire politico improntato sul rispetto della difesa dei diritti umano/civili nei luoghi di sofferenza, quali il carcere ed i reparti psichiatrici, che attualmente esprimono il concetto di macellerie/discariche sociali nelle quali nascondere, contenere e controllare le contraddizioni sociali di una umanità precaria limitando e depotenziando, allo stesso tempo, quella rabbia sociale che potrebbe trasformarsi in scontro sociale all’esterno delle carceri…

 

     Anni      Suicidi   Totale morti
       2018             7             12
       2017            52            123

 

Nel decennio, anni 70/80, il Fronte Carceri era prioritario nell’agire politico della Sinistra Rivoluzionaria (attuale Sinistra Antagonista), in quanto teso alla semi/proletarizzazione di ampi strati sottoproletari, storicamente inclini a culture di destra ed utili strumenti dei potentati politici locali e nazionali per il controllo territoriale anche per fini elettorali.

Sempre per la memoria storica, il ruolo del sottoproletariato è stato sempre funzionale a politiche reazionarie, dal Golpe dei Colonnelli in GreciaGolpe in  Cile, dei Generali in Argentina, così come il ruolo negli squadroni della morte in aree del Sud America sotto regimi dittatoriali (Uruguay, Paraguay, Honduras ecc…).

Così come in Italia, (oltre la Mafia, Camorra e Cosa Nostra) dai tempi del Comandante Achille Lauro a Napoli, i sottoproletari  hanno sempre rappresentato un esercito di riserva e di manodopera politico/delinquenziale per i potentati politici.

Per i motivi, sinteticamente sopra riportati, il timore delle forze politiche e per gli apparati repressivi dello Stato, è sempre stato la politicizzazione del sottoproletariato sia detenuto che fuori dal carcere.

Dagli inizi degli anni 70 sino alla metà degli anni 80, quando la popolazione carceraria era costituita da un numero cospicuo di una umanità di sinistra, derivante dall’enorme repressione nei riguardi dei protagonisti del conflitto politico/sociale in atto in Italia, nel decennio 70/80, le disposizioni politiche governative erano quelle di impedire nelle carceri i rapporti e contatti del detenuto politico con il detenuto comune.

Varie Associazioni per la difesa dei diritti civili dei detenuti operanti in Italia, Organizzazioni politiche come Lotta Continua, Movimento Anarchico, Autonomia Operaia e Formazioni politiche come N.A.P. (Nuclei Armati Proletari) fungevano da supporto politico esterno, anche di controinformazione oltre che di mobilitazioni davanti le carceri.

Il supporto politico esterno dell’area politica rivoluzionaria dalle prime rivolte,  San Vittore 1969, Poggioreale al resto delle carceri del Sud dove il Compagno anarchico Giovanni Marini era divenuto un simbolo di riscatto sociale, a cui si deve la cosiddetta Riforma Marini che portò all’abolizione della celle di punizioni con letti di contenzione, le camere buie ecc. Alle rivolte per la chiusura delle carceri speciali dell’Asinara, Palmi e Trani portò alcuni risultati come la chiusura del carcere dell’Asinara in Sardegna.

Le lotte per la Riforma Carceraria, la difesa dei diritti civili del detenuto, il miglioramento delle condizioni igienico sanitarie e la resa più umana di luoghi, già di per sé di sofferenza, presero vigore e spunto dal conflitto di classe in atto nel nostro paese.

L’impegno politico e le mobilitazioni, anche attraverso la controinformazione, fecero emergere nel nostro paese il reato di tortura perpetrato nelle carceri “italiote”, oltre che nelle caserme ed abitazioni private, pestaggi ed altre forme di violenze fisiche perpetrate dalle tristi e violente “squadrette punitive di agenti penitenziari” e dal regime di isolamento totale attuato in primis contro i detenuti politici.

Dalla metà degli ani 80, il venire a mancare del supporto esterno dal movimento antagonista rivoluzionario a seguito della dissociazione, disgregazione e fasi di stallo del confitto di classe, l’impegno sul fronte carcerario venne di fatto delegato a Marco Pannella ed ai Radicali il cui impegno, seppur encomiabile sui diritti civili dei detenuti non lo era sulle proposte politiche quali la sanità penitenziaria.

Difatti trasferire o esternalizzare l’assistenza sanitaria dagli istituti di pena negli ambiti ospedalieri creando reparti specifici, dove i criteri umani dell’assistenza pubblica non posso interferire o entrare in merito con il regime detentivo del detenuto malato, contribuendo in tal modo a riprodurre in ambito ospedaliero il 41 bis, anche per malati terminali.

Come Asilo Politico e Movimento dei Disoccupati, con presidi davanti al carcere e proteste davanti il Reparto per i Detenuti nell’Ospedale Ruggi D’Aragona, più volte abbiamo denunciato quanto sopra enunciato ma non è bastato e non basta la semplice denuncia per impedire l’opera di macelleria sociale portata avanti sia nelle carceri che nei reparti psichiatrici.

 

In ricordo di Franco Mastrogiovanni, Stefano Cucchi e della povera gente vittime dei soprusi di Stato!

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