Il compagno Mario Di Pace non è più tra noi.

Il nostro editoriale doveva essere improntato su ”Primi vagiti di un Governo  neo fascista moderno” ma, come un fulmine a ciel sereno, è giunta la notizia della scomparsa di Mario Di Pace di cui Sabato scorso nella sua Mariconda, quartiere popolare della Zona Orientale di Salerno, si sono svolti i funerali.

Mario, in silenzio forse troppo in silenzio, ha cessato di vivere.

A dare la notizia di questo tragico e tristissimo avvenimento è stato il fratello, il compagno Matteo Di Pace, a cui và un abbraccio fraterno da parte di noi tutte/i compagni  di Salerno.

Chi era Mario?

Forse le nuove generazioni di militanti della Sinistra salernitana non lo hanno presente ma Mario è sempre stato presente a tutte le mobilitazioni ed iniziative politiche, da quelle antirazziste/antifasciste alle mobilitazioni internazionaliste.

Mario era un musicista, un acuto, attento conoscitore e cultore della musica nonché amico di tanti musicisti ed artisti salernitani.

I Beatles ma specialmente John Lennon erano i suoi cavalli di battaglia e di rilettura storica di tale gruppo musicale storico, ma il rock progressivo del Banco Mutuo Soccorso, la Premiata Forneria  Marconi, gli Area stavano nel suo cuore e nelle sue emozioni così come stava nel suo cuore Gerry Popolo noto sassofonista salernitano.

Mario voleva bene e stimava quelle compagne/i che fanno politica e stava bene specie con noi compagni che negli anni settanta stazionavamo/presidiavamo Pastena (zona orientale di Salerno) dove abbiamo vissuto pienamente la nostra adolescenza umano politica.

Forse il termine adolescente, per noi generazione di quegli anni, non è tanto appropriato in quanto, per le vicende politiche salernitane dei primi anni settanta (1973) con la vicenda di Giovanni Marini, ci costrinse a maturare frettolosamente per fronteggiare il clima politico di quegli anni contrassegnato da quotidiane aggressioni fasciste e dalle repressioni da parte di polizia e carabinieri.

Nei nostri incontri sulla panchina al Lungomare, nelle nostre discussioni e confronti, a volte trapelavano i rimpianti politici per quello che potevamo fare e non lo abbiamo mai fatto, per meritarci oggi i vari Salvini, Renzi, in precedenza Bertinotti per non parlare dei politici locali e Mario era dispiaciuto per le divisioni storiche nel movimento e nella sinistra rivoluzionaria che a parere suo sono le concause dell’enorme arretramento della sinistra.

A volte nei nostri incontri dei fine settimana sulla panchina del Lungomare traspariva il desiderio di riappropriarci di quella adolescenza, intesa come vitalità e voglia di rivivere quel protagonismo politico che i potenti vorrebbero oscurare tentando di azzerarne la memoria.

Il ricordo personale politico su Mario, ricordo che non può essere mai messo nel dimenticatoio, è legato alla nostra Pastena, alle nostre panchine ed alle nostre azioni come quella di una Domenica forse il 1974 quando un gruppo di noi decise di diffondere Umanità Nova a Mercatello (altra zona Orientale di Salerno) dove operava la sezione del M.S.I. (la 13 Giugno).

Il gruppo composto da Mario, Moreno, A. Villani, R.B.F.C.  poco più 15, 16, 17 anni, fù aggredito da un fascista che faceva arti marziali e ci trovammo in modo fulmineo la suola delle sua scarpa sulle facce di Mario e di F.C. , solo R.B. lo bloccò e lo mise a terra soltanto che gli caddero gli occhiali ed il fascista riuscì a divincolarsi.

All’aggressione seguì subito la mobilitazione dei compagni accorsi da Pastena, ci fù la sollevazione dei residenti nel palazzo dove era la sede missina con il risultato politico della chiusura della sezione dei fasci.

Quegli adolescenti militanti di Pastena che insieme a generazioni più grandi portarono la zona orientale ad essere off limits dei fasci e democristiani, da qui che nel 1978 si arrivò alla “proclamazione della famosa Repubblica Popolare de Pastena con capitale Piazza  della Libertà con le sue panchine”.

 Mario se ne è andato in silenzio.

Nel sabato assolato di Mariconda, in attesa del feretro, tanti ricordi confluivano e si affollavano ma, il ricordo principale è legato laicamente/politicamente a quel proletariato giovanile dei quartieri della zona orientale di Salerno (Mariconda – Santa Margherita) che in grado non solo di portare la ribellione e la rabbia nelle strade e nelle scuole ma anche di cancellare le terminologie di marginali e ghettizzati.

Nella Pastena liberata e nella Piazza della Libertà confluivano, convivevano vari movimenti e gruppi di pensiero tra cui il gruppo dei “Maledetti” in cui Mario si riconosceva.

Mario fece parte del Movimento dei Precari e disoccupati (Corsisti ex CEE) che permise il diritto al lavoro  a più di 545  Disoccupati, lotta durata 6 anni  e che alla fine dopo tantissimi sacrifici, lotte e quant’altro comprese le occupazioni anche di due banche si ottenne il lavoro al Comune.

La nostra Comunità di compagne/i di Salerno ha perso un altro fratello.

Per tali tristi avvenimenti risulta molto difficile mettere da parte le reazioni umane ed esistenziali come il pianto, forse dovremmo, nel nostro vivere quotidiano, qualche volta svincolarci dalle rigide regole della razionalità che non fanno altro che reprimere, soffocare quelle urla, quei desideri e bisogni liberatori che alla fine non fanno altro che tendere a vivere in un modo umano, semplice e migliore.

 

Un grande abbraccio a Matteo.

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