Con Diego? Con gli antimperialisti sicuramente.

Le dichiarazioni di Maradona sul sostegno a Maduro Presidente del Venezuela, nel gratificarci per il suo sentimento antimperialista, senza se e senza ma, ci pongono il dovere di uscire dal ruolo di spettatori dovuto alla poca incidenza della sinistra antagonista e di quella riformista in relazione all’internazionalismo, Palestina docet.

Fanno male le immagini dei venezuelani in rivolta, gli alti costi degli alimenti, supermercati vuoti, carenza di medicine e violenze senza fine dopo che milioni di loro avevano visto le proprie condizioni migliorate durante il processo bolivariano. Fanno star male a noi militanti le immagini dei reparti militari del governo che sparano sui manifestanti provocando decine di morti tra giovani, per non parlare di un ragazzo bruciato vivo da manifestanti solo perché indossava una maglietta rossa, sul modello dei nazisti ucraini.

Le comunità dell’america latina, sull’onda di Chavez, sino a due anni fa erano il riferimento di modelli socio culturali da contrapporre alla globalizzazione del neo liberismo e al capitale finanziario che stanno mettendo in pericolo il pianeta, specie alle scelte politiche estere degli U.S.A. avvenute tra fine mandato di Obama e le attuali pericolosissime performance guerrafondaie di Trump, il tutto con la sudditanza dell’Europa politica.

Gli U.S.A. per ciò che riguarda il quadro geopolitico del continente latino americano, sostenuti dal Presidente argentino Macrì e dalla Presidentessa cilena Bachelet, attribuiscono le responsabilità dell’attuale crisi in Venezuela al socialismo, giustificando in tal modo le politiche imperialiste dei gringo’s statunitensi e il libero mercato come forma di relazione tra le nazioni che a parere loro produce vantaggi.

I problemi che affliggono l’economia del paese non sono dovuti all’ideologia socialista del governo, ma ai prezzi del petrolio resi bassi e al sabotaggio da parte di forze ostili alla rivoluzione.

Per la memoria storica rivolta alle nuove generazioni.

Quando si parla di America latina, il nostro pensiero vola al colpo di stato in Cile (11 Settembre 1973) e al clima politico che lo precedette.

Nell’Ottobre del ’72 iniziò un’ondata di scioperi che videro protagonisti camionisti, piccoli imprenditori, sindacati corporativi di professionisti, gruppi studenteschi e sottoproletari.

Anche allora cortei e manifestazioni con scontri, organizzati da movimenti finanziati da proprietari terrieri che non digerivano le riforme agrarie del governo Allende tese a migliorare le condizioni socio economici dei cileni poveri, da settori del ceto medio imprenditoriale che si opponevano alla nazionalizzazione delle miniere del rame ed ai  progetti di lavori pubblici tendenti a determinare la piena occupazione, dalla chiesa cattolica che non accettava la riforma scolastica di Allende, dalla destra del Partito Nazionale e dai Cristiano Democratici.

È storia il ruolo del governo degli U.S.A. e delle lobby statunitensi che finanziarono i promotori degli scioperi e corruppero i gradi alti dell’esercito, della polizia (carabinero’s) ed il ruolo nevralgico della C.I.A. che oltre ad addestrare militarmente reparti speciali (squadroni della morte) diedero rudimenti sulle torture e a golpe effettuato sostennero Pinochet e la sua banda criminale governativa. Nell’attuale situazione Venezuelana non è uno sbaglio far riferimento alle analogie del Settembre del ’73 in Cile che, a parere nostro ci sono tutte. Non è per cinismo politico che dovremmo stare dalla parte di Maduro il cui errore, come quello di Allende, è di affidarsi solo alle forze militari per il mantenimento del suo potere disarmando il popolo e delegittimando formazioni politiche come il M.I.R. (Movimento Izquierda Rivoluzionaria).

Gli errori storici della sinistra internazionale sono sempre gli stessi: Egemonia politica ed accentramento nei poteri istituzionali quando la sinistra è al governo.

Li si riscontrano sia nella questione palestinese, tra le formazioni Kurde e nell’arcipelago della sinistra sia in territori segnati da guerre che in quelli di pace.

La storia sarà giudice degli errori che si commettono in politica quando le scelte si trasformano in scelleratezze guerrafondaie, basterebbe il riferimento alla guerra in Iraq del 1991 che sta  trasformando il nostro pianeta in un deserto disseminato di bombe, di morti e umanità in fuga.

Per comprendere la questione venezuelana ed i contesti  politici internazionali  che le ruotano attorno, consigliamo specie  in questo periodo estivo, di  approfondire e conoscere la  CELAC (Comunidad de Estados Latino Americanos y Carabinos) Comunità Stati Latinoamericani e Carabi, il suo statuto e le relazioni  dell’ultima assemblea plenaria tenutasi a Punta Cana (Repubblica Dominicana 24/25 Gennaio 2017.

In questo mondo dominato dal pensiero unico della globalizzazione, gli U.S.A. non possono sopportare  la presenza di organizzazioni di stati come la CELAC che oltre a battersi contro l’embargo a Cuba cerca di determinare un autonomo mercato teso a uscire dall’isolamento economico sia per Cuba che per il resto delle comunità latino americane che non si riconoscono sotto l’ombrello protettivo degli U.S.A. e che tendono ad una propria autonomia politica ed economica

Gli U.S.A. non potranno mai accettare che la CELAC, con le aperture alla Cina che contribuisce a finanziare opere infrastrutturali (porti, strade e ferrovie), alla Russia ed alla stessa U.E. possa rappresentare in termini capitalistici un pericolo ai suoi confini.

Oltre alla CELAC che racchiude le nazioni del continente latino americano, nel mondo politico esiste un’altra confederazione di stati detta BRICS (Brasile, Russia, Cina, India e Sud Africa) tendenti alla propria autonomia.

Lo scontro in atto tra gli U.S.A. e la Cina è alla base dei conflitti che stanno destabilizzando il pianeta dove le due potenze si scontrano anche militarmente nei conflitti in Siria,Yemen, Nigeria come l’area mediorientale e chi ci dice che il Venezuela non sia la stessa cosa?

Come stimolo alla riflessione invitiamo a scaricare e leggere lo

lo “Speciale America” per avere un quadro chiaro rispetto alle tragedie dei migranti, dei campi profughi, delle responsabilità degli U.S.A. e le follie psicotiche ma reali del Presidente Trump.

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